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09 novembre, 2010

Abuso sessuale I documenti da tenere segreti


Tarcisio Bertone, l’uomo dietro a Joseph Ratzinger, oltre dieci anni fa tentò di levare di torno al suo Capo uno scandalo. Adesso con questo lo trascina in una situazione difficile.
(traduzione dal tedesco di José F. Padova)

L'articolo allegato è comparso su Die Zeit online, che si occupa di questo affaire anche con altri interventi. Gli avvocati americani delle vittime (sordomuti!) di abusi sessuali hanno costretto l'arcidiocesi di Milwaukee ad aprire gli archivi (là, beati loro, non c'è l'apposito Alfano che manda gli ispettori a Milano...). Lo scambio di corrispondenza fra gli USA e il Vaticano, letto sugli originali in inglese, - http://images.zeit.de/gesellschaft/2010-04/dokumente-bertone.pdf - (ne raccomando la visione!) smentisce l'indignato negare del card. Bertone di avere mai insabbiato alcunché nel catastrofico settore della pedofilia ecclesiastica. L'arroccamento del Vaticano su questa delicata materia resta alquanto incomprensibile. A meno che lo si voglia spiegare con la collaudata tattica - negare l'evidenza - della premiata ditta Pdl-Lega, aspettando che il silenzio mediatico ricopra col suo velo il dedotto e il deducibile. Che pena.(José F. Padova)




Nota di Die Zeit:
1. da dove provengono i documenti? I documenti sono stati messi a disposizione di Die Zeit da parte degli avvocati americani delle vittime, che negli USA hanno ottenuto per via giudiziaria la pubblicazione degli atti esistenti nell’archivio dell’Arcidiocesi di Milwaukee.
2. il portavoce del Vaticano, Federico Lombardi, in seguito a una richiesta d’informazioni da parte del New York Times, non ha messo in dubbio l’autenticità di questa documentazione;
3. la dichiarazione di Lombardi è reperibile sul sito del Vaticano ( http://www.vatican.va/ )

4. le fotocopie dei documenti originali sono reperibili al seguente link: http://images.zeit.de/


Il Papa, poche settimane prima del compimento del suo quinto anno in carica, perde il suo più stretto collaboratore?

Il 19 aprile il tedesco Joseph Ratzinger è papa da cinque anni. Tarcisio Bertone in Vaticano è l’uomo più potente dopo Benedetto, ma non è benvoluto. Molti nella Curia mettono in dubbio anche la sua competenza come Cardinale Segretario di Stato, quindi come Primo ministro del Vaticano. Adesso per la seconda volta in breve tempo egli si trova alle strette.

Nel frattempo, in tutto il mondo il caso di Lawrence Murphy, già direttore di una scuola americana per sordomuti, occupa i titoli cubitali della stampa. Nel corso degli ultimi anni ’90 sembra che Bertone si sia impegnato per oltre due anni per impedire la rimozione allo stato laicale del presunto autore di crimini sessuali, nonostante un arcivescovo in carica negli USA avesse ripetutamente esposto a Roma quel caso. Bertone era già allora l’uomo che stava dietro a Joseph Ratzinger, il quale come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede doveva vegliare sulla limpidezza della Chiesa.

Nel caso Murphy viene alla luce il carattere di Bertone, il quale intende sé stesso più come frenatore che come promotore – un rimprovero questo che nella Curia viene mosso contro l’attuale Cardinale Segretario anche per la sua manipolazione della faccenda riguardante la Fratellanza Pio X [ndt.: si tratta dei tradizionalisti di Lefebvre, giunti a negare la Shoah]. Poiché Bertone non aveva messo il papa sull’avviso, questi lo scorso anno aveva tolto la scomunica a un negazionista dell’Olocausto. Allora come oggi Bertone è l’uomo che sta alle spalle di Benedetto, allora come oggi, con il suo maldestro tentativo di giovare al suo superiore, sembra piuttosto che lo danneggi.

Il problematico ruolo svolto dall’attuale cardinale nel soffocare lo scandalo dei crimini commessi dal padre Lawrence Murphy risulta dalla sinossi dei documenti seguenti.

Essi sono un giallo poliziesco racchiuso negli atti.

“Your Eminence”, così inizia una lettera in due pagine del 17 luglio 1996 dell’arcivescovo di Milwaukee, Rembert G. Weakland, al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede in Vaticano, Joseph cardinale Ratzinger. L’americano prega il tedesco a Roma di aiutarlo nei rapporti con il responsabile di crimini sessuali padre Lawrence Murphy. Murphy viene accusato da diversi testimoni di aver abusato, fra il 1950 e il 1974, come direttore dell’Istituto St. John per sordomuti a St. Francis, Wisconsin, di quasi 200 minorenni. “Le testimonianze sono state trasmesse alla Chiesa in buona fede e devono essere prese sul serio”, scrive a Roma l’arcivescovo. Motivo della lettera nell’anno 1966 è il fatto che l’arcidiocesi si trova davanti a racconti credibili fatti dalle vittime. Poiché la Congregazione in quel periodo non era ancora competente per gli abusi sessuali (la regola fu cambiata nel 2001), l’arcivescovo fa notare che una parte dei crimini è stata palesemente perpetrata in confessionale. Con questo, secondo il diritto canonico, è stato violato il segreto confessionale – e per queste infrazioni è competente la Congregazione con Ratzinger alla testa. Weakland perora l’allontanamento del colpevole dallo stato sacerdotale.

Poiché Roma non reagisce, l’arcivescovo invia un ulteriore scritto al prefetto del più alto tribunale vaticano, il “Supremo tribunale della Signatura apostolica”, Gilberto cardinale Agustoni. In due pagine il 10 marzo 1997 l’arcivescovo ripresenta nuovamente il caso e chiede una volta di più consiglio. Nel terzo paragrafo egli descrive di essersi rivolto a Joseph Ratzinger, “senza aver finora ricevuto risposta alcuna”.

Tarcisio Bertone, oggi cardinale, che a quel tempo col rango di vescovo era Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede e sostituto di Ratzinger, alla fine reagisce con due scritti in risposta all’arcivescovo di Milwaukee, Rembert Weakland.

a) In una prima risposta a Weakland, del 24 marzo 1997, Bertone richiede una trattazione del caso con riferimento a un documento vaticano del 1962, che obbliga a una strettissima riservatezza.

b) La seconda lettera di Bertone, del 6 aprile 1998, ora con l’annotazione “Segreto”, costituisce un dietro front. Nonostante all’inizio avesse approvato un processo contro padre Murphy, purché rimanesse segreto, ora de facto raccomanda una sospensione del processo di rimozione a divinis voluto da Milwaukee, raccomandando caldamente soltanto (pagina 2, secondo capoverso) ”pastoral measures”, provvedimenti pastorali, vale a dire misure esclusivamente spirituali nei confronti del colpevole.

Da dove inizia il cambio di rotta a 180° fra la prima e la seconda lettera?
La chiave [per la risposta] si trova in uno scritto del 12 gennaio 1998, che l’autore stesso dei delitti aveva inviato a Joseph Ratzinger (“Dear Cardinal Ratzinger”). Sotto un’intestazione comprendente la menzione dell’intero suo appellativo (“Reverend Lawrence Murphy”), il responsabile di abuso chiede al supremo custode della Fede nella Chiesa di impedire la minacciata sua rimozione allo stato laicale.




Come motivazioni Murphy indica la sua avanzata età (72 anni), il cattivo stato della sua salute, la circostanza che le accuse risalgono al tempo in cui era direttore della Scuola per sordomuti, da lui forzatamente lasciata nel 1974, che da allora nessuna accusa era stata elevata contro di lui, che egli si pentiva dei suoi crimini e che viveva da 24 anni “pacificamente” nel Nord-Wisconsin.

Bertone, che sarebbe poi diventato cardinale, cita tutte queste argomentazioni presentate a discarico da parte del colpevole nella sua seconda lettera, approvandole. Evidentemente valeva più la parola di un criminale trasferito [altrove] – e reo confesso – nella posizione di semplice prete che le ripetute richieste di un arcivescovo per la riduzione allo stato laicale dell’autore dei reati.

Il vescovo Fliss del Wisconsin, qui competente, il 13 maggio 1998 respinge a Bertone con una replica scritta la proposta di Roma che si dovessero applicare al colpevole misure [punitive] esclusivamente pastorali. Fliss è a capo della diocesi nella quale vive l’autore del reato, Lawrence Murphy, la diocesi di Superior. Il vescovo Fliss chiarisce a Bertone nel secondo paragrafo: “Sono giunto alla conclusione che allo scandalo non si può sufficientemente rimediare, o che la giustizia non può essere adeguatamente ristabilita se non si arriva a un processo contro il padre Murphy”.

Evidentemente vi erano state forti proteste da parte delle associazioni dei non udenti contro la sospensione del processo e il mantenimento del padre Murphy nello status ecclesiastico. Così Fliss scrive: “L’indignazione e la sensazione d’ingiustizia, che predomina fra i sordomuti cattolici, sono talmente profonde che in questa particolare tragica situazione è indispensabile una accurata applicazione del principio di giustizia”.

Il documento successivo fissa il determinante dissidio fra Roma e Milwaukee, fra Bertone e Weakland, fra il frenatore e lo stimolatore. Il 30 maggio 1998 ha luogo a Roma un vertice di crisi, per il quale da parte americana erano volati in Europa l’arcivescovo in persona, il suo sostituto e il vescovo Raphael Fliss della diocesi dell’autore dei crimini.

Secondo quanto risulta dalla traduzione interna, fatta dagli americani, del verbale in italiano della riunione, il “Monsignore Tarcisio Bertone” assunse la presidenza del vertice. Al punto 1 il vescovo USA Weakland presenta l’accusa contro l’autore di crimini sessuali, al punto 2 del verbale vengono esposti gli argomenti sostenuti dal vescovo di Curia Bertone, presidente della riunione. Essi sono tutti quanti di natura attenuante e si fondano sullo scritto del colpevole. Tuttavia si raccomanda come non consigliabile che l’autore dei delitti celebri la Comunione con i gruppi di non udenti di Milwaukee. Gli sarebbe possibile celebrare l’eucarestia nel suo nuovo luogo di residenza soltanto dopo aver ottenuto un’autorizzazione scritta.

Al punto 3, sulla “Eventualità di un processo secondo il Diritto canonico” per abusi durante la confessione, nel verbale si dice che il Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede Bertone “attira l’attenzione su alcuni problemi che in questo campo erano stati portati alla luce”. Da una parte vi sarebbe “l’immanente difficoltà del processo per un delitto di tale fatta, la cui trattazione deve svolgersi sotto il mantenimento del segreto più stretto”. Dall’altra sussisterebbe la difficoltà di procurarsi prove e testimonianze “senza ingigantire lo scandalo”. Da un’altra ancora si deve rammentare “il superiore diritto alla difesa esistente negli USA, come pure le difficoltà che potrebbero insorgere per il processo”.

Nell’ultimo paragrafo del verbale è contenuta la debole protesta dell’arcivescovo Weakland: “Prima della fine dell’incontro mons. Weakland rafforzò le difficoltà che avrebbe avuto nello spiegare questa linea di condotta alla comunità dei sordomuti”.

In una nota interna della diocesi circa l’incontro a Roma si dice sulla Congregazione per la Dottrina della Fede (confermato in un documento diocesano riguardante il caso come nota n. 385): “È stato chiaro che la Congregazione non ci ha incoraggiato a portare avanti una formale riduzione allo stato laicale [di Murphy]”. E in seguito: “Fummo inoltre ammoniti riguardo alle difficoltà sussistenti nel processo per l’abuso durante la confessione”, ovvero nella punizione delle trasgressioni di Murphy alla inviolabilità della confessione.

Il 19 agosto 1998 l’arcivescovo Weakland scrive al suo collega romano Bertone di aver dato istruzioni al suo consulente legale di “dare fine formalmente al procedimento giudiziario che era stato avviato contro il padre Murphy”.

Due giorni più tardi il padre Lawrence Murphy muore all’età di 72 anni per una “causa di morte naturale”, come si dice nell’ultimo scritto reso noto dell’arcivescovo Weakland al vescovo Bertone a Roma. “Nonostante pensassimo che la famiglia Murphy avesse acconsentito a una messa funebre privata nella cappella del nostro cimitero e che la bara sarebbe rimasta chiusa, essi hanno fatto esattamente il contrario. Hanno contravvenuto al nostro accordo, hanno invitato rappresentanti della comunità dei sordomuti, hanno aperto la bara ed esposto il feretro in pompa magna”.

Le ultime due frasi di questo scritto suonano così: ”Nonostante queste difficoltà speriamo pur sempre di poter evitare inidonee attenzioni che sarebbero negative per la Chiesa. Grazie per il vostro aiuto in questa circostanza”.

I documenti [scaricabili al link: http://images.zeit.de/

] sono stati messi a disposizione di Die Zeit dagli avvocati americani delle vittime, che hanno costretto per via giudiziaria l’arcidiocesi di Milwaukee a renderli pubblici.
in seguito a precisa richiesta da parte del New York Times il portavoce vaticano, Federico Lombardi, non ha posto in dubbio l’autenticità della documentazione.

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