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07 febbraio, 2010

Il Brasile dalla dittatura al governo Lula . 2. Il golpe militare del 1964/1968



Cosa succede nel 1964? Molto rapidamente. Per una serie di avvenimenti storici in parte fortuiti (come la rinuncia improvvisa del presidente Jânio Quadros nel 1961) e in seguito ad una ascesa dei movimenti sociali in Brasile mai vista prima, si dà un avvicinamento sempre più "pericoloso" (per le classi dominanti) fra il populismo tradizionale - rappresentato dal presidente Joao Goulart per molti versi erede di Vargas -, la sinistra tradizionale comunista (clandestina ma presente nei sindacati) e una nuova sinistra emergente: la sinistra cattolica, che faceva una lettura sempre più radicale e anche "marxista" della dottrina sociale della Chiesa - soprattutto nel mondo studentesco e urbano - e il primo grande movimento rurale: le "ligas camponesas" di Francisco Julião, soprattutto nel Nordest brasiliano.

Il blocco dominante si sente minacciato dal "pericolo comunista" e, in questo è ovviamente insufflato dagli Stati Uniti che continuano, dopo Kennedy, la loro politica anticomunista viscerale in tutto l'America Latina (ricordiamo la paura dell'esempio cubano). Cosa voleva questo nuovo blocco effervescente, che per un breve periodo, dal 1961 al 1964, è rimasto in stati nascenti come direbbe Weber - e a cosa avrebbe portato è ancora oggi oggetto di discussione. I militari e la destra dicono che hanno salvato il paese dal comunismo, che non aveva nessun rispetto dei diritti democratici e che voleva instaurare una dittatura; la sinistra dice invece che probabilmente quello che sarebbe successo era semplicemente un allargamento dei diritti individuali e collettivi con l'inclusione - finalmente e per la prima volta nella storia brasiliana - delle masse operaie e contadine attraverso quello che il presidente Goulart chiamava la "riforme di base": in primis la riforma agraria, ma anche una riforma della scuola, dell'educazione, del lavoro, un rafforzamento dell'industri pubblica, un maggior indipendenza dall'influenza degli Stati Uniti, una politica di non allineamento, etc ...

Insomma, una prima effettiva rottura con il modello oligarchico elitista e dipendente che aveva dominato la storia del Brasile per secoli, operata attraverso una saldatura - difficile e precaria - fra la tradizione populista e la "sinistra" socialista dove ci sarebbe stata, per la prima volta, non una rivoluzione solo dall'alto, ma anche "dal basso" con una presenza significativa della masse urbane e rurali tradizionalmente escluse dal potere.

Di fatto, il golpe militare ha brutalmente fermato questa possibile evoluzione della storia politica brasiliana e di grande parte dell'America Latina, prima, nel 64 in modo poco cruento (di fatto c'è stata poca resistenza civile e quasi nessuna resistenza armata: il che dimostra che la paura di una dittatura comunista era fantasiosa: dove erano infatti le cellule armate comuniste che avrebbero preso il potere?) e poi soprattutto nel 1968 con il vero e proprio golpe militare "duro" e l'inizio di una resistenza civile e militare da parte dell'opposizione al golpe: tentativi di guerriglia urbana e rurale, desaparecidos, torture, prigioni, esili, chiusura dei pochi spazi democratici rimasti, controllo totale dei militari sugli apparati dello Stato e sui mezzi di comunicazione, etc ...

È significativo - perché gravido di conseguenze politiche - l'atteggiamento della Chiesa Cattolica che aveva appoggiato apertamente il golpe del '64, assieme ad ampi strati di classe media "spaventati" dal comunismo, ma che cambia posizione - direi in modo relativamente rapido trattandosi della Chiesa cattolica - fino a diventare una delle più forti e efficaci, quando non l'unica, forza di opposizione al regime militare, che della difesa dei valori occidentali e cristiani contro il comunismo ateo aveva fatto una delle sue bandiere. Si tratta ovviamente di una parte della chiesa, però significativamente di un parte che includeva assieme il popolo la gerarchia (il che per esempio non si è verificato con la Chiesa del dissenso italiana ed europea - Diverso fu anche l'atteggiamento della Chiesa cattolica argentina che appoggiò sempre apertamente la dittatura, con poche eccezioni)

Con la dittatura militare che dura 20 anni, fino al 1984, abbiamo una brutale restrizione dei diritti individuali e un timido tentativo di ampliare i diritti sociali rispondendo in qualche modo, do forma autoritaria e paternalista, alle esigenze espresse dei lavoratori urbani e rurali: si mantengono i sindacati anche se strettamente vigilati, si creano sindacati rurali e si promuove un certo tipo di "riforma agraria" sulle terre pubbliche e soprattutto incentivando la colonizzazione delle "frontiere" agricole del Nord e del Centro Ovest: Amazzonia in particolare ...

E si promuove una politica di potenza con una forte presenza dello Stato nei settori dell'economia considerati chiave ai fini della sicurezza nazionale: trasporti, comunicazioni e tele-comunicazioni, industria pesante, industria bellica e perfino centrali atomiche.


È la fase della chiamata modernizzazione conservatrice: il paese si modernizza anche utilizzando abbondanti capitali esteri generosamente offerti dagli organismi pubblici e privati di credito (origine dell'immenso debito pubblico che peserà agli inizi degli anni 80) in quei settori considerati strategici per l'ideologia della sicurezza nazionale (che è l'ideologia dominante che fa da collante al blocco civile-militare al potere) ma senza cambiare l'assetto di potere del blocco dominante che continua a mantenere i suoi privilegi, adesso ancora di più entrando negli apparati dello Stato, approfondendo la politica di "privatizzazione dello Stato", messo a servizio di interessi privati dei gruppi dominanti: basti pensare, per esempio,alle concessioni pubbliche dei mezzi di comunicazione di massa.

Il paese cresce, la ricchezza cresce ma non è divisa se non di maniera molto diseguale: il Brasile continua ad essere (fino ad oggi) un paese ricco e diseguale (senza distribuzione di rendita).

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