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02 febbraio, 2010

Pedro Alonso Lopez ( Parte 3 )



...Nell’aprile del 1980, vicino ad Ambato, Ecuador, gli effetti di una inondazione costringono le autorità a rivedere le proprie convinzioni riguardo l’impressionante serie di persone scomparse. Vengono infatti alla luce i resti di quattro ragazze. Difficile stabilire le cause della loro morte, facile invece concludere che qualcuno ha cercato di occultarne i corpi alla vista di occhi troppo curiosi.
Alcuni giorni dopo, un’abitante del luogo, una certa Carvina Poveda, si reca a effettuare compere al mercato. La figlia Maria, dodicenne, l’accompagna. Uno sconosciuto tenta di rapire la ragazza. La donna piange, strepita e chiama aiuto, mentre l’uomo tenta di lasciare in fretta la zona, con la ragazza stretta fra le sue braccia. Gli addetti alle vendite accorrono rapidamente, catturano l’uomo prima che questi possa fuggire e lo trattengono fino all’arrivo della polizia.
Pedro è stranamente tranquillo e quando gli agenti lo traducono al commissariato la loro prima impressione è quella di avere tra le mani uno squilibrato. Pedro non collabora, sceglie di rimanere in silenzio e si rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda. Gli investigatori decidono così di cambiare strategia e di utilizzarne una del tutto differente.
In cella assieme a lui viene messo Padre Cordoba Gudino, un sacerdote. La speranza è quella che l’indiziato si confidi col prete e gli possa rivelare quali siano in realtà i suoi crimini.
Non occorre attendere troppo tempo, perché quasi subito Pedro inizia a raccontare. Il giorno successivo ha rivelato così tante e orribili cose che padre Cordoba chiede di potere uscire dalla cella. Quello che le sue orecchie hanno udito è troppo e non può sopportare oltre.
In seguito ai dati rivelati durante il colloquio con Padre Gudino, gli investigatori mettono alle strette Pedro, ora sono in possesso di nuovi e sconvolgenti elementi. Il serial killer crolla.
Pedro confessa di avere ucciso 110 ragazze in Ecuador, 100 in Colombia e più di 100 in Perù.
«A me piacciono le ragazze dell’Ecuador» dice. «Sono molto docili, gentili e innocenti, danno maggiore confidenza; non come le colombiane che sospettano degli estranei.»
Nel corso delle sue confessioni, Pedro giustifica i crimini con la propria dura vita e un’adolescenza difficile e solitaria.
«Persi la mia innocenza all’età di otto anni» spiega. «Così decisi di fare lo stesso nei confronti della maggior parte di ragazze che potevo incontrare.»
Quando gli chiedono in base a quali caratteristiche scegliesse le sue vittime, Pedro spiega che la maggior parte delle volte gironzolava per i negozi dei villaggi allo scopo di selezionare i suoi bersagli, il criterio solitamente preferito: quello di “una certa aria d’innocenza”. Le uccideva sempre all’ultima luce del giorno, perché non voleva che l’oscurità nascondesse lo spasmo della morte.
Quando gli chiedono cosa intenda con queste parole, Pedro spiega che dapprima violentava la sua vittima, per poi strangolarla mentre la guardava negli occhi. Che provava il massimo del piacere e una forte eccitazione sessuale osservando la loro vita che fuggiva via.
In seguito dichiarò che l’orrore continuava anche dopo la loro morte. Spesso interpretava un orrido “party” con i corpi delle piccole ragazze, sistemandole nel modo più opportuno e parlando con loro.
Inizialmente la polizia è scettica riguardo agli orrori raccontati da Pedro e i legami con la Colombia non sono tali da consentire la verifica del suo racconto. Ma come Pedro capisce che gli investigatori dubitano di lui e delle verità che ha loro raccontato, si offre di condurli nei vari punti di sepoltura che ha seminato per il paese. Gli investigatori accettano e pianificano l’azione.
Alcuni giorni dopo la sua confessione iniziale, Pedro viene prelevato dal quartier generale della polizia. Il convoglio di agenti segue alla lettera le sue istruzioni e si reca nei posti da lui segnalati. I dubbi degli investigatori scompaiono del tutto quando Pedro li conduce in una località isolata nelle vicinanze di Ambato, dove scoprono i resti di 53 ragazze, di età compresa fra gli otto e i 12 anni.


Nel corso della giornata Pedro li guida in altri 28 siti, tuttavia nessun altro corpo viene trovato. Alcuni investigatori pensano allora che gli animali ne abbiano sparpagliato i resti e le piogge abbiano completato il resto del lavoro portandoli via chissà dove.
Una volta ritornati al commissariato Pedro viene velocemente incriminato di 57 omicidi, benché lui stesso, nelle sue dettagliate confessioni, ne reclami 110. Il direttore della prigione, Victor Lascano, spiegò in seguito: «Se qualcuno confessa 100 omicidi e si trovano i corpi di 53 vittime, allora dobbiamo credere a quello che dice.» Ai reporter confidò anche che: «Ritengo la sua stima di 300 omicidi assai scarsa.»

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