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22 luglio, 2008

Rasputin il monaco pazzo parte 7 ( Ultima parte )




...Ai primi sintomi di debolezza di Rasputin, Jusupov, in preda al panico e col pretesto di chiamare un dottore, salì al piano superiore dove convenne con gli altri congiurati di eliminare il monaco con un colpo di pistola. Se Rasputin avesse abbandonato la villa il piano sarebbe miseramente fallito. Le testimonianze a questo punto sono confuse. Non si sa con certezza chi fu a sparare a Rasputin, se lo stesso principe Jusupov, il deputato Puriskevic o il granduca Dmitrj Pavlovic. La cosa sconvolgente fu che, gonfio di veleno e colpito vicino al cuore, Rasputin riuscì a riprendere conoscenza, a raccogliere le forze per uscire dalla villa (mentre i congiurati in un’altra stanza decidevano che fare del "cadavere") e a gettarsi in fuga nel giardino innevato verso il cancello d’uscita e la salvezza. Rincorso e raggiunto a pochi passi dal cancello dai congiurati, fu ripetutamente colpito al cranio da Jusupov con un manganello: pochi secondi e venne la morte.
Con l’aiuto dei domestici il corpo di Rasputin venne avvolto in una coperta, legato e gettato nel canale Malaja Mojka. Per una sequenza di errori e di eventi sfortunati il segreto del complotto durò meno di quarantotto ore. Il 19 dicembre veniva ripescato il corpo congelato e devastato di Grigorij Rasputin. L’autopsia rivelò l’assenza di tracce di veleno nel corpo della vittima, e questa sarebbe per alcuni storici la prova che il tentativo di avvelenamento non fu nemmeno messo in atto.
La zarina Alessandra accolse con disperazione la notizia, mentre diverse fonti narrano di un Nicola abbastanza indifferente all’accaduto. Negli ultimi mesi aveva infatti espresso preoccupazione per il ruolo sempre più ingombrante che Rasputin stava assumendo a corte. Forse grazie a questo atteggiamento dello Zar - ma sicuramente anche per il fatto che tra i congiurati c’erano nobili imparentati con la Corona - nessuno subì una punizione esemplare. Jusupov non venne toccato e riuscì in seguito anche ad evitare la Rivoluzione trasferendosi a Parigi e abbandonando una Russia che non era più sua. La Duma si schierò compatta a difesa di Puriskevic, che sarebbe partito con il dottor Lazovert per il fronte. Il granduca Dmitrj si sarebbe recato in Persia al seguito del generale Baratov. Terminava così l’incredibile storia di Gregorij Efimovic Rasputin, un contadino semi-analfabeta che - come nelle vecchie fiabe e leggende dell’umanità - emerse dall’oscurità di un piccolo villaggio siberiano per toccare la vetta di un potere quasi assoluto. Ben presto ci si dimenticò di quella strana figura che per anni aveva affascinato, inquietato e terrorizzato la società russa. La Russia era sull’orlo di una tragedia molto più imponente.



In quell’uomo spacciato che, ferito a morte e imbottito di veleno, scappava arrancando nella neve inseguito dai suoi assassini, c’era tutta la Russia, la vecchia Russia fuori dal tempo, avvinghiata a un mondo che la storia stava spazzando via.
In fine una curiosità :
L'organo sessuale del monaco russo Rasputin esposto al pubblico. E' l'iniziativa del fondatore del primo museo erotico aperto a San Pietroburgo. Il sessuologo Igor Kniazkin, l'organizzatore dell'esposizione assicura, in un'intervista al quotidiano Nezavisimaya Gazeta, che "l'organo sessuale di Rasputin è un oggetto unico e prezioso".

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17 aprile, 2008

Rasputin il monaco pazzo parte 6



...La tela di ragno che avrebbe dovuto intrappolare Rasputin si andava tessendo giorno dopo giorno, fino alla data prefissata, che avrebbe dovuto cadere nella notte tra il 16 e il 17 dicembre 1916. Nel frattempo alcune voci su possibili attentati al monaco circolavano per la capitale, e lo stesso Rasputin non mancava in qualche occasione mondana di predire il proprio triste destino, collegandolo ad un’inevitabile conseguente "fine della Russia". Nelle ultime settimane prima dell’agguato era stato convinto a lasciare raramente la propria abitazione in via Gorohovaja 64, e lo stesso ministro Protopopov lo aveva avvertito dell’esistenza di un complotto per eliminarlo. E arrivò la notte del 16 dicembre. L’uccisione di Rasputin era stata studiata nei minimi particolari: Jusupov disse al monaco che sarebbe passato a prenderlo per portarlo nella sua bellissima casa, dove avrebbe conosciuto la moglie, gozzovigliato con pasticcini e madera (il liquore preferito dal siberiano) per poi recarsi nel quartiere zigano per una probabile orgia. Dopo la mezzanotte, la carrozza del principe Jusupov (alla cui guida - travestito - stava uno dei cospiratori più importanti, quel dottor Lazavert che preparò il potente veleno che avrebbe dovuto eliminare Rasputin) caricò la vittima predestinata, vestita per le grandi occasioni. Le strade della capitale, in quella fredda notte di dicembre, erano deserte, e pochi occhi indiscreti avrebbero potuto fare da testimoni. Lo stesso Rasputin - su consiglio di Jusupov - aveva evitato di dire ad alcuno dove si recava.


La scena del delitto fu in un salotto di casa Jusupov. Per due interminabili ore Rasputin attese l’arrivo dell’affascinante moglie di Jusupov (che tra l’altro non era nemmeno in città), intrattenuto dal principe con la musica, e degustando i famosi pasticcini e madera avvelenati. Il resto dei congiurati aspettava al piano superiore. Con grande sorpresa e sgomento del già emotivo principe, il rozzo mugik siberiano resisteva all’effetto del veleno (cianuro potentissimo) che aveva assimilato in quantità impressionanti, attraverso innumerevoli sorsi del vino liquoroso. Che fosse veramente un super-uomo dai poteri paranormali ?...

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22 gennaio, 2008

Rasputin il monaco pazzo parte 5



...Tra il 1915 e il 1916 Rasputin non conduce una vita irreprensibile, e non solo dal punto di vista sessuale. Un ultimo tentativo per riuscire ad allontanare da corte il monaco è affidata al primo ministro Trepov, che offre a Rasputin una somma in rubli spropositata per lasciare la capitale immediatamente e tornarsene in Siberia. Rasputin non cede al tentativo di corruzione e ne informa la zarina. Il prestigio dell’ "unico amico della famiglia imperiale" assurge ai massimi livelli, dopo questa dimostrazione di fedeltà e attaccamento alle sorti della Corona. Di fronte a questa ennesima vittoria di Rasputin, non resta che il complotto omicida. E ad ordirlo non saranno membri dell’intellighenzia liberale e progressista, che comunque vedevano in quel contadino visionario e religioso un simbolo dell’immobilismo conservatore che stavano cercando di abbattere, bensì uomini appartenenti alla più pura aristocrazia russa, e per un opposto motivo. Liberare lo Zar e la sua famiglia dalla nefasta influenza di quel mugik che stava indebolendo la Corona e molto probabilmente aspirava al potere assoluto.
Il complotto che avrebbe dovuto eliminare Rasputin fu ordito da un folto gruppo di personalità. I più rappresentativi erano sicuramente il granduca Dmitrj Pavlovic, il già citato Puriskevic e l’ambiguo principe Feliks Jusupov. Quest’ultimo era una figura molto particolare dell’alta società pietroburghese: effemminato (molto probabilmente di tendenze omosessuali), grande ammiratore di Oscar Wilde e ossessionato dal desiderio di passare alla storia, ma allo stesso tempo pavido e inconcludente, Feliks era già venuto in contatto - negli anni precedenti - con il magnetico starec di corte. Tra i due si era venuta a creare una strana sintonia, e sembra che Rasputin fosse in un certo modo affascinato dagli atteggiamenti del giovane aristocratico, così diverso da lui.


Altro particolare non trascurabile - e intrigante per il monaco - Jusupov era sposato con una delle donne più belle di Russia, Irina Aleksandrovna, la quale era di carattere estremamente riservato e appariva di rado in società. Feliks Jusupov, benché negli ultimi anni avesse imparato a disprezzare Rasputin, cominciò ad avvicinarvisi e a frequentarlo con regolarità. Per diversi mesi il giovane principe e il rozzo contadino siberiano si incontrarono in serate dedicate alla musica (Jusupov suonava e cantava con perizia) e alla danza, che Rasputin amava spassionatamente...

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03 dicembre, 2007

Rasputin il monaco pazzo parte 4



...Per moltissimi anni la presenza di Rasputin a corte sarà vista come un’anomalia sopportabile da chi lo avversa e un motivo di interesse per chi ne subisce il fascino. Soprattutto le donne.
Il monaco dallo sguardo magnetico parteciperà a lungo a banchetti e ricevimenti dove, seguendo alla lettera la propria filosofia chlisty, si abbandonerà ad ogni tipo di piacere. In presenza della famiglia imperiale, però, manterrà sempre una condotta irreprensibile, atteggiandosi a tutore dello zarevic Alessio e suo protettore.
Il destino di Rasputin resta segnato quando la Russia si getta nella Grande Guerra. Il conflitto, che avrebbe dovuto essere breve, si rivela una lunga carneficina. Le convinzioni religiose di Rasputin, seppur discutibili, sono comunque improntate ad un acceso pacifismo, alla fratellanza tra gli uomini. La guerra, con il suo macello di mugik (come lui) mandati al fronte avvilisce il monaco-contadino che, nell’autunno del 1915, comincia a pensare di poter influire sulla zarina Alessandra - reggente in vece di Nicola partito per il fronte - per condurre la Russia alla pace.


Questa mossa, insieme a molte altre che porteranno alla nomina di ministri voluti dall’ "amico della tedesca" (come era chiamata Alessandra, principessa di origini tedesche), renderanno Rasputin inviso a molti poteri: la casta militare, l’aristocrazia nazionalista, la destra, ma anche l’opposizione liberale. Nasceranno così le teorie di complotto e delle "forze oscure", dei traditori all’interno del paese ( con chiare allusioni a Rasputin e alla zarina) che vendono informazioni alla nemica Germania...

 





moniok

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